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La possibilità di restare a Sesto
La possibilità di restare a Sesto
È accettabile che chi cresce, studia e lavora a Sesto poi non riesca a viverci?
Sesto rischia di diventare una città in cui i giovani crescono, studiano e lavorano, ma poi sono costretti ad andare altrove perché comprare o affittare casa è troppo difficile.
La proposta in sintesi
1) Vincolare una quota di abitazioni sociali nelle nuove costruzioni e negli interventi di rigenerazione urbana.
2) Destinare parte di questi alloggi alla fascia intermedia, cioè giovani coppie, giovani lavoratori e nuclei di nuova formazione.
3) Attivare uno sportello comunale per il canone concordato, che metta in contatto proprietari disponibili e giovani inquilini affidabili.
4) Prevedere una garanzia comunale limitata su deposito cauzionale e morosità iniziale, per ridurre il rischio percepito dai proprietari.
Il problema
Oggi Sesto dispone di strumenti per l’emergenza abitativa, come i bandi ERP, i contributi affitto e il supporto alla morosità incolpevole. Queste misure sono fondamentali, ma non intercettano tutte le situazioni. Esiste una fascia intermedia di persone che non è in emergenza sociale, ma non riesce comunque ad accedere al mercato libero: giovani coppie, giovani lavoratori, nuclei appena formati, persone che vorrebbero costruire qui la propria autonomia. Il rischio è chiaro: Sesto diventa una città in cui si cresce, si studia e si lavora, ma in cui non si riesce più a vivere.
L’idea
Serve una politica abitativa comunale per la fascia intermedia. Non solo emergenza abitativa, quindi, ma anche strumenti concreti per chi vuole iniziare una vita autonoma a Sesto e oggi rischia di essere espulso dal costo dell’abitare. L’obiettivo è permettere a giovani coppie, giovani lavoratori e nuclei di nuova formazione di restare a Sesto, senza trasformare il diritto ad abitare qui in un privilegio riservato a chi può contare su una casa di famiglia o su redditi molto alti.
La proposta
1) Una quota di abitazioni sociali nelle nuove trasformazioni urbane
Ogni nuova costruzione residenziale significativa e ogni intervento di rigenerazione urbana devono restituire qualcosa alla città. Per questo, nelle convenzioni urbanistiche, deve essere previsto un vincolo chiaro: una quota degli alloggi realizzati deve essere destinata ad abitazioni sociali o a canone calmierato. Non basta costruire nuove case se poi restano accessibili solo a chi ha redditi alti. Quando la città concede trasformazioni, diritti edificatori o possibilità di rigenerazione, deve chiedere in cambio una risposta concreta al bisogno abitativo.
2) Alloggi anche per giovani coppie e lavoratori
Una parte di questi alloggi sociali o calmierati deve essere destinata alla fascia intermedia: giovani nuclei, giovani coppie e lavoratori in fase di stabilizzazione. Parliamo di persone che spesso non hanno accesso all’ERP, ma non riescono nemmeno a sostenere i prezzi del mercato libero. Sono troppo “ricche” per l’emergenza, ma troppo fragili per il mercato. Per questo servono criteri trasparenti basati su ISEE, legame con il territorio, composizione del nucleo e condizione lavorativa.
3) Uno sportello comunale per il canone concordato
Occorre attivare uno sportello comunale operativo che faccia incontrare proprietari disponibili e giovani inquilini affidabili. Lo sportello dovrebbe promuovere il canone concordato e offrire tre servizi concreti: assistenza nella stipula dei contratti; informazione sulle agevolazioni fiscali già esistenti; supporto nel rapporto tra proprietario e inquilino. L’obiettivo è rendere più semplice, sicuro e conveniente affittare a giovani nuclei che vogliono restare a Sesto.
4) Una garanzia limitata per ridurre il rischio
Uno degli ostacoli principali è il rischio percepito dai proprietari: paura della morosità, difficoltà nel recuperare l’immobile, incertezza sulla stabilità dell’inquilino. Per questo il Comune può valutare un sistema di garanzia limitata su deposito cauzionale e morosità iniziale, così da rendere più facile l’ingresso nella prima abitazione autonoma. Non si tratta di sostituirsi al mercato, ma di correggere il punto in cui il mercato oggi blocca molte persone: l’uscita dalla casa dei genitori e l’ingresso nella prima casa.